SCHEDA – Turismo
Venezia è sempre stata una città brulicante di vita, di attività, di persone provenienti da ogni parte del mondo. Ma oggi la “New York del 500″ offre ai visitatori un guscio splendido, ma sempre più vuoto.
Venezia insulare, la Venezia storica, non è in grado di reggere a lungo la massa sempre crescente di visitatori provenienti da tutto il mondo.
Anche se questo non è percepito dalla massa dei visitatori, e neppure dai più alti Organi di Governo dello Stato, il turismo – la preziosa risorsa che non è stata per nulla gestita e programmata dalle Amministrazioni, ma da chi avidamente lucra sull’offerta – sta diventando la rovina del tessuto sociale cittadino, determinando la morte di una città che non è fatta solo di pietre da restaurare, ma anche di una millenaria cultura, di un popolo e di persone di cui nessuno si occupa.
Il turismo è un’impresa e rappresenta per Venezia una fiorente attività, e come tale dovrebbe essere trattato espandendo le sue ricadute e la sua gestione a tutto il territorio comunale.
Punto fondamentale: il turismo non va subito, ma va governato.
Le strade percorribili sono molte ma – per l’eccezionalità del sito e la particolarità di essere essenzialmente una città pedonale – nessuna proposta dovrebbe trascurare l’importanza delle interazioni e delle relazioni personali che s’instaurano tra viaggiatori e luogo visitato, tra viaggiatori e popolazione residente, oltre che tra gli stessi residenti. Turisti e abitanti vivono fianco a fianco, occupano gli stessi spazi pubblici e devono condividere gli stessi mezzi di trasporto, è naturale (e auspicabile) che entrino in contatto tra loro, e a volte si scontrino se qualcosa non funziona.
Incombe, insomma, la necessità di tracciare dei progetti, e dei processi, evolutivi attorno all’originalità di questa città e alle esigenze della persone che la vivono e non il contrario.
Se Venezia è stata per secoli all’avanguardia in molteplici discipline (arte, scienza, politica, idraulica, ingegneria navale e civile, architettura, ecc.) luogo di sperimentazione e scambio di culture, persone, merci e idee lo si deve principalmente alle genti che l’hanno abitata e all’economia che attorno a questi elementi si è saputa creare, né il suo peculiare status di città d’acqua ha rappresentato un ostacolo – come sembra essere oggi – affinché ciò si verificasse. Da un lato quindi è Venezia, siffatta, ad aver selezionato, adeguato e “perfezionato” i suoi abitanti in uno scambio continuo e reciproco, dall’altro sono gli uomini che l’hanno abitata ad aver costruito e plasmato la città nei secoli seguendo modelli imposti dalla natura stessa del luogo. Quindi se è la dimensione anfibia a rendere unica ed irripetibile le realtà lagunare, è solo in funzione della gente che vi abita e vi soggiorna che Venezia ha senso e può ritrovare il suo carattere distintivo e la sua capacità di rinnovarsi. È questo che troppo spesso si dimentica: l’imprescindibilità e l’interdipendenza tra la città fatta di acqua e pietre e la città fatta di persone che ci vivono e che la vivono. Non percepire il valore di tale presupposto significa non solo non capire Venezia ma nemmeno comprendere cosa cercano nel loro breve soggiorno in laguna la maggior parte dei visitatori.
Se è vero infatti, visto e considerato la risorsa che esso rappresenta, che non è immaginabile e desiderabile una Venezia senza turismo, non è altrettanto corretto pensare che il miglior risultato ottenibile sia una Venezia di soli turisti.
Nostro obiettivo è affrontare con coraggio la questione del Turismo e del suo sfruttamento secondo queste linee guida:
- affidando la responsabilità del mantenimento dei tesori cittadini alle categorie che sul turismo operano importanti operazioni di guadagno economico
- affrontando temi scottanti come la gestione dei flussi, il numero programmato, le tasse di scopo o addirittura il ticket di ingresso
- attirando l’attenzione dell’opinione pubblica ed educando il viaggiatore in arrivo con campagne di informazione e attività di promozione del turismo sostenibile.
- riorganizzando la viabilità cittadina integrandola con sistemi di fruizione studiati ad hoc per la realtà veneziana.
Turismo quindi come risorsa per lo sviluppo e la salvaguardia di una città intesa come comunità di persone, eredi di una grande storia e custodi attivi e partecipi di questo patrimonio per le future generazioni.
Alcune azioni:
Pianificazione dei flussi turistici in ingresso per decongestionare l’area marciana, inevitabile punto di approdo di tutti i turisti. Da Fusina bisogna sbarcare i turisti alle Zattere; da Punta Sabbioni a Sant’Elena. Modificare le regolamentazioni dei parcheggi, e del transito sul Ponte della Libertà, e intervenendo direttamente sulla pianificazione delle rotte ACTV;
Istituzione di un comitato per la Salvaguardia e il Decoro Cittadino, a cui partecipino anche cittadini e Associazioni, che pianifichi con oculatezza, fermezza ma anche con creatività azioni e idee atte a gestire e regolamentare il comportamento dei turisti, e alla tutela dei monumenti, dei luoghi, delle produzioni che costituiscono l’identità storica e tipica di Venezia e della sua laguna. Tale comitato dovrà essere dotato di potere consultivo nei confronti dell’Amministrazione relativamente a campagne pubblicitarie o attività di sponsorizzazione che comportino interventi sul tessuto urbano e sulle superfici visibili della città
riforma delle licenze: vogliamo rinnovare il sistema per la concessione e il mantenimento delle licenze degli esercizi pubblici per tutte le attività: bar, ristoranti, alberghi, B&B ecc… in modo da premiare chi offre un servizio di qualità e da costringere i detentori delle licenze ad offrire anche servizi di interesse pubblico, si deve anche avere il potere di revocare le licenze a chi non rispetta i regolamenti.
sistema museale pubblico unico: realizzare una unica “Riunione dei Musei di Venezia” mettendo assieme oltre alla fondazione dei musei civici, almeno la Querini Stampalia e la Fondazione Levi
Venezia è sempre stata una città brulicante di vita, di attività, di persone provenienti da ogni parte del mondo. Ma oggi la “New York del 500″ offre ai visitatori un guscio splendido, ma sempre più vuoto.
Venezia insulare, la Venezia storica, non è in grado di reggere a lungo la massa sempre crescente di visitatori provenienti da tutto il mondo.
Anche se questo non è percepito dalla massa dei visitatori, e neppure dai più alti Organi di Governo dello Stato, il turismo – la preziosa risorsa che non è stata per nulla gestita e programmata dalle Amministrazioni, ma da chi avidamente lucra sull’offerta – sta diventando la rovina del tessuto sociale cittadino, determinando la morte di una città che non è fatta solo di pietre da restaurare, ma anche di una millenaria cultura, di un popolo e di persone di cui nessuno si occupa.
Il turismo è un’impresa e rappresenta per Venezia una fiorente attività, e come tale dovrebbe essere trattato espandendo le sue ricadute e la sua gestione a tutto il territorio comunale.
Punto fondamentale: il turismo non va subito, ma va governato.
Le strade percorribili sono molte ma – per l’eccezionalità del sito e la particolarità di essere essenzialmente una città pedonale – nessuna proposta dovrebbe trascurare l’importanza delle interazioni e delle relazioni personali che s’instaurano tra viaggiatori e luogo visitato, tra viaggiatori e popolazione residente, oltre che tra gli stessi residenti. Turisti e abitanti vivono fianco a fianco, occupano gli stessi spazi pubblici e devono condividere gli stessi mezzi di trasporto, è naturale (e auspicabile) che entrino in contatto tra loro, e a volte si scontrino se qualcosa non funziona.
Incombe, insomma, la necessità di tracciare dei progetti, e dei processi, evolutivi attorno all’originalità di questa città e alle esigenze della persone che la vivono e non il contrario.
Se Venezia è stata per secoli all’avanguardia in molteplici discipline (arte, scienza, politica, idraulica, ingegneria navale e civile, architettura, ecc.) luogo di sperimentazione e scambio di culture, persone, merci e idee lo si deve principalmente alle genti che l’hanno abitata e all’economia che attorno a questi elementi si è saputa creare, né il suo peculiare status di città d’acqua ha rappresentato un ostacolo – come sembra essere oggi – affinché ciò si verificasse. Da un lato quindi è Venezia, siffatta, ad aver selezionato, adeguato e “perfezionato” i suoi abitanti in uno scambio continuo e reciproco, dall’altro sono gli uomini che l’hanno abitata ad aver costruito e plasmato la città nei secoli seguendo modelli imposti dalla natura stessa del luogo. Quindi se è la dimensione anfibia a rendere unica ed irripetibile le realtà lagunare, è solo in funzione della gente che vi abita e vi soggiorna che Venezia ha senso e può ritrovare il suo carattere distintivo e la sua capacità di rinnovarsi. È questo che troppo spesso si dimentica: l’imprescindibilità e l’interdipendenza tra la città fatta di acqua e pietre e la città fatta di persone che ci vivono e che la vivono. Non percepire il valore di tale presupposto significa non solo non capire Venezia ma nemmeno comprendere cosa cercano nel loro breve soggiorno in laguna la maggior parte dei visitatori.
Se è vero infatti, visto e considerato la risorsa che esso rappresenta, che non è immaginabile e desiderabile una Venezia senza turismo, non è altrettanto corretto pensare che il miglior risultato ottenibile sia una Venezia di soli turisti.
Nostro obiettivo è affrontare con coraggio la questione del Turismo e del suo sfruttamento secondo queste linee guida:
- affidando la responsabilità del mantenimento dei tesori cittadini alle categorie che sul turismo operano importanti operazioni di guadagno economico
- affrontando temi scottanti come la gestione dei flussi, il numero programmato, le tasse di scopo o addirittura il ticket di ingresso
- attirando l’attenzione dell’opinione pubblica ed educando il viaggiatore in arrivo con campagne di informazione e attività di promozione del turismo sostenibile.
- riorganizzando la viabilità cittadina integrandola con sistemi di fruizione studiati ad hoc per la realtà veneziana.
Turismo quindi come risorsa per lo sviluppo e la salvaguardia di una città intesa come comunità di persone, eredi di una grande storia e custodi attivi e partecipi di questo patrimonio per le future generazioni.
Alcune azioni:
- Pianificazione dei flussi turistici in ingresso per decongestionare l’area marciana, inevitabile punto di approdo di tutti i turisti. Da Fusina bisogna sbarcare i turisti alle Zattere; da Punta Sabbioni a Sant’Elena. Modificare le regolamentazioni dei parcheggi, e del transito sul Ponte della Libertà, e intervenendo direttamente sulla pianificazione delle rotte ACTV;
- Istituzione di un comitato per la Salvaguardia e il Decoro Cittadino, a cui partecipino anche cittadini e Associazioni, che pianifichi con oculatezza, fermezza ma anche con creatività azioni e idee atte a gestire e regolamentare il comportamento dei turisti, e alla tutela dei monumenti, dei luoghi, delle produzioni che costituiscono l’identità storica e tipica di Venezia e della sua laguna. Tale comitato dovrà essere dotato di potere consultivo nei confronti dell’Amministrazione relativamente a campagne pubblicitarie o attività di sponsorizzazione che comportino interventi sul tessuto urbano e sulle superfici visibili della città
- riforma delle licenze: vogliamo rinnovare il sistema per la concessione e il mantenimento delle licenze degli esercizi pubblici per tutte le attività: bar, ristoranti, alberghi, B&B ecc… in modo da premiare chi offre un servizio di qualità e da costringere i detentori delle licenze ad offrire anche servizi di interesse pubblico, si deve anche avere il potere di revocare le licenze a chi non rispetta i regolamenti.
- sistema museale pubblico unico: realizzare una unica “Riunione dei Musei di Venezia” mettendo assieme oltre alla fondazione dei musei civici, almeno la Querini Stampalia e la Fondazione Levi
